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Utilizza la tua firma digitale anche per i referendum

Utilizza la tua Firma digitale anche per i referendum

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

 

Questa strofa de La Libertà, famosa canzone di Giorgio Gaber, può essere l’ideale commento alla recente raccolta record di firme a sostegno di alcune proposte di referendum.

Perché, al di là delle personali convinzioni su temi complessi e spesso delicati, quali eutanasia, legalizzazione della cannabis o caccia – l’Italia ha assistito a una svolta epocale.

 

Con la Firma digitale, la “rivoluzione” di firmare digitalmente

 

Da anni, all’indomani di ogni consultazione elettorale, gli analisti politici concordano su un punto: l’astensionismo è sempre più spesso l’unico “partito” a vincere. Non solo in Italia, anzi.

È un sintomo della crisi attraversata dalla maggior parte delle democrazie moderne.

L’affluenza alle urne cala in modo esponenziale mentre cresce allo stesso ritmo il disinteresse di larghe fasce della popolazione verso la politica.

Questa tendenza si traduce in una sempre minore partecipazione all’attività democratica. E quindi – per dirla con Gaber – in una sempre minore libertà.

 

Stavolta, però, abbiamo assistito ad una drastica inversione di tendenza.

 

In pochi giorni, se non ore, i promotori di alcuni referendum hanno raccolto centinaia di migliaia di firme: un dato che non si può spiegare solo con la maggiore propensione dei cittadini a impegnarsi o esprimersi sui temi referendari, perché tipicamente più sentiti rispetto ai dibattiti delle normali tornate elettorali.

Determinante è stato invece il riconoscimento – con il cosiddetto Decreto Semplificazioni Bis del 2021, poi convertito in legge – della firma digitale come modalità di sottoscrizione dei referendum.

Per i promotori, dunque, una raccolta non più basata (soltanto) su banchetti, moduli, registri, vidimazioni preventive e certificazioni successive. E, per il nostro Paese, un salto nella modernità.

Grazie a una pratica già diffusa in quasi tutta l’Unione europea, si permette al popolo un esercizio più pieno dei diritti civili politici: pensiamo, in particolare, ai cittadini in condizioni di disabilità motoria o malattia che non ne impedisca la facoltà di intendere e volere.

Insomma, al di là di possibili interventi futuri del legislatore su alcuni aspetti (es. il numero minimo di sottoscrizioni richieste o la necessaria percentuale del quorum), il successo di partecipazione democratica è stato da record.

 

La forza della firma digitale: la semplicità

 

Ad agevolare il boom ha indubbiamente contribuito la facilità d’uso della firma digitale.

Pensiamo, ad esempio, alla raccolta di firme per il quesito sull’eutanasia legale.

Sul sito web specifico, dopo aver fornito alcuni dati personali, adesioni e autorizzazioni richieste, e dopo aver indicato un indirizzo email, l’interessato riceve via email il link per confermare l’intenzione di firmare.

Cliccandoci, una schermata offre tre modalità di sottoscrizione, tra cui quella con una firma digitale già in possesso del cittadino. Questa modalità è quella auspicata dagli stessi promotori, perché priva di costi aggiuntivi sia per loro sia per il potenziale sostenitore del referendum.

Così, dopo aver scelto questa modalità, chi è già titolare di firma digitale, ad esempio, un Token Digital DNA o una Smart Card ID InfoCamere, riceve una nuova email con:

 

  • – Il PDF da sottoscrivere mediante la procedura di firma
  • – Il link alla pagina web su cui caricare il PDF sottoscritto

 

Sono questi due passaggi rapidissimi a concludere il processo di firma a sostegno del referendum. Davvero facile.

 

Gaber cantava che la libertà è partecipazione. Da oggi partecipare potrebbe essere molto più semplice.

 

Semplice, come avere una firma digitale anche con il video-riconoscimento, naturalmente tutto online.

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